B. Arte per il culto cristiano - Scuola teologia per laici Brescia

SCUOLA DI TEOLOGIA PER LAICI
BRESCIA
____________________________________________________________
Via Bollani 20 - 25123 Brescia (BS)
Vai ai contenuti

Menu principale:

Chi siamo
ARTE PER IL CULTO CRISTIANO


Prof. Maurizio Marchini
torna a INSEGNAMENTI

torna a PIANO STUDI
FINALITÀ
Il corso di “Arte per il culto cristiano”, inserito da qualche anno nel piano studi della Scuola di Teologia per Laici di Brescia, rivolge la sua attenzione alle espressioni architettoniche e figurative della tradizione cristiana, ma con un approccio diverso da quello della “storia dell’arte”, che ha un suo statuto indipendente dal fatto che venga analizzato un soggetto di contenuto cristiano o meno. Il corso ha perciò un valore autonomo.
La finalità principale risiede nel mostrare come la materialità dell’edificio ecclesiale esprima in sé stessa ciò che la Chiesa crede e celebra: il Mistero che è Gesù Cristo. E così anche i suoi programmi iconografici. Le chiese, infatti, non sono fondamentalmente costruite a questo scopo? Sovente, invece, ci si limita a guardarle come “piccoli musei”.
L’analisi non può che essere condotta a partire dalle testimonianze che risalgono alla Chiesa indivisa del primo millennio. È necessario partire dai “fondamenti” per imparare a riconoscere in che modo i ‘monumenti’ cristiani traducano in spazio-forma-colore la funzione che è loro propria. In altre parole: in che modo sono mistagogia.
Affrontare un discorso sull’ “arte per il culto” significa fare come Ambrogio di Milano o Cirillo di Gerusalemme i quali, dovendo spiegare ai neobattezzati che cos’è l’Eucaristia, rispondevano: andiamo in chiesa a vedere cosa dice e cosa fa il sacerdote quando la celebra. Nello stesso modo alla domanda “Vuoi sapere cosa credi e preghi?” si può rispondere “Vieni a conoscere come è fatto lo spazio liturgico cristiano”.
In tal senso il corso potrebbe offrire stimoli, solidamente fondati, a chi si dedica alla catechesi e all’evangelizzazione, a chi intende approfondire la fede personale, e a chi è chiamato, a vario titolo, a pronunciare un giudizio illuminato sul progetto architettonico e figurativo di una nuova chiesa.
Dal punto di vista metodologico l’approccio è quello della disciplina iconografico-iconologica, in quanto disciplina che studia le opere così come sono, evitando valutazioni puramente estetiche, perché non prioritarie, ed investiga il messaggio che queste hanno inteso trasmettere collocandole nel momento e nel contesto in cui sono state realizzate. Le conclusioni di un’analisi così condotta non possono più, di conseguenza, essere legate ad un parere personale, in quanto frutto di una disciplina scientifica che nasce da lontano e che, per l’arte cristiana del primo millennio, ha avuto studiosi di spicco.


CONTENUTI
I contenuti del corso sono distribuiti su tre anni: “a tappe” di senso compiuto, correlate tra loro ma senza la necessità di essere seguite in ordine progressivo.
Gli ambiti tematici delineabili di anno in anno sono i seguenti.

- Fede matura, linguaggio oggettivo. Le prime espressioni figurative cristiane.
La caratteristica delle testimonianze figurative cristiane dei primi secoli, considerate nella varietà delle loro tipologie e funzioni e nei criteri di collocazione, è quella di essere espressione non di scelte di singoli artefici ma di una fede comunitaria, tradotta in un linguaggio ‘oggettivo’, cioè univoco.
Tale peculiarità emerge con chiarezza dai documenti iconografici più antichi, dei quali si propongono letture esemplificative: di un soggetto figurativo ‘portante’, di un programma iconografico complesso o dell’evoluzione di un modulo iconografico.

- Uno spazio in due. Gli edifici per il culto del primo millennio cristiano.
Attingendo al linguaggio architettonico esistente i cristiani sono giunti molto presto a configurare i loro spazi ecclesiali, creando qualcosa di unico, pur in sintonia con il linguaggio del Sacro comune alle culture religiose dell’umanità, dove il simbolismo cosmico costituisce il modello di tutti i luoghi sacri.
Lo spazio ecclesiale è caratterizzato da un’impronta binaria: due spazi che rimandano simbolicamente alla dimensione “terrena” della realtà e a quella ultraterrena, che tuttavia non traducono simbolicamente, come nelle religioni tradizionali, una netta ‘separazione’. È un unico spazio a due dimensioni, rese intercomunicanti dalla Croce e Risurrezione di Cristo. Nella concezione simbolica dell’edificio per il culto cristiano diventa dunque centrale il tema dell’ accesso/’passaggio’. La chiesa cristiana non è un ‘tempio’ e nemmeno può indicare una semplice divisioni di spazi, quello riservato al clero e quello per i fedeli. La sua assoluta novità è l’essere segno dell’evento salvifico di Gesù Cristo che ha aperto i cieli all’uomo, ponte, scala e via verso l’ “Alto”.

- La presenza e l’annuncio. Iconografia dello spazio ecclesiale.
Al di là dell’enorme varietà con cui sono attestati i programmi iconografici degli edifici per il culto cristiani che la tradizione ci ha consegnato, esiste lungo i secoli una costante di fondo nelle scelte tematiche e nella loro collocazione: nello “spazio dell’altare”, nello “spazio restante” e in quelli “di passaggio” alcune composizioni figurative affermano la “presenza” del Signore Salvatore, altre annunciano la storia, umana ed ecclesiale, che è stata salvata, altre ancora la direzione verso la quale essa è chiamata a convergere.
Si tratta di comprendere la dinamica simbolica del loro essere presenti a ciò che si celebra, in piena coerenza con il simbolismo architettonico.

- Il Mistero del Cristo Signore nell’iconografia delle Feste.
Legate al contenuto della fede celebrata, e perciò con un valore immutabile, sono le raffigurazioni degli eventi della vita di Gesù celebrati nelle Feste dell’anno liturgico.
Non sempre sono immediatamente individuabili gli elementi simbolici e gli aspetti costitutivi della valenza teofanica con cui la Chiesa indivisa del I millennio ha dato loro espressione figurativa. Il saperli riconoscere nel loro contenuto misterico significa valorizzare l’iconografia cristiana quale “arte per il culto” e può contribuire a dare maggior consapevolezza all’abituale esperienza liturgica dei fedeli.
Il comprendere inoltre che le modalità con cui sono stati raffigurati i Misteri della Vita di Gesù hanno un fondamento antropologico spiega che la loro rappresentazione non è legata a imposizioni esterne e che potrebbe avere un valore anche per l’arte per il culto contemporanea.


PROGRAMMA DELL’ANNO ACCADEMICO 2021/2022
LA PRESENZA E L’ANNUNCIO.
ICONOGRAFIA DELLO SPAZIO ECCLESIALE.


METODO

La presentazione dei contenuti, filtrata attraverso immagini di testimonianze architettoniche e figurative esistenti (cose “vere” e “vive”), procede per passaggi successivi così da comporre una progressiva “scoperta di senso”.

Nella scelta della documentazione e nell’uso della terminologia espositiva si tiene conto della dimensione “ecumenica” degli argomenti.

La bibliografia è segnalata a due livelli: alcuni testi-base utili ad una prima conoscenza generale della materia, e altri più monografici per chi desiderasse approfondire personalmente singoli argomenti.

Viene messa a disposizione dei partecipanti una piccola dispensa, con la sintesi degli incontri e i documenti di supporto.

Torna ai contenuti | Torna al menu